Sesto San Giovanni: tra Molotov, Von Paulus e Ribbentrop? Metafora dei ballottaggi

Se ne sono occupati oggi pomeriggio a Tagadà i gentili ospiti di Tiziana Panella.

Sesto San Giovanni non c’entra nulla con Stalingrado. Bertinotti fa un’analisi molto oculata (è esperto, del resto) della “mutazione genetica” della cittadina parafrasando Tomas Elliot. Ultimamente si paragona Sesto S.Giovanni alla città che oramai è stata “ceduta al nemico”. Ma andiamo per gradi seguendo proprio la ricostruzione del segretario.

Moltissimi comuni italiani hanno scelto, nel weekend appena trascorso, i loro nuovi amministratori. Gli abitanti storici di Sesto San Giovanni iscritti alle sedi del PCI erano la metà di tutta la popolazione comunale (Bertinotti ha parlato di 16-17mila tesserati). E ora, dopo una fase moderata, pare che anche lo zoccolo più indurito degli elettori del paese abbia deciso che è ora di smetterla con questa sinistra. Stalingrado è utilizzata come metafora per indicare una fazione capitolata. Eppure il ricordo di Stalingrado (con El-Alamein e Pearl Harbor) è l’esempio di rivalsa, di riconquista. Soprattutto di quella comunista.

Da agenpress.it

Da agenpress.it

parla di invasione clandestina e molti intervistati indicano la mala gestione dell’immigrazione come il vero e proprio indice e motivo della sconfitta rossa in quelle terre. In realtà, queste elezioni hanno evidenziato solo due parametri: la totale mancanza del M5S a livello amministrativo e il nuovo quadro. Un quadro in cui oramai non ci sono più i vecchi confini. Non ci sono più regioni rosse, verdi o blu.

Gli elettori di sinistra hanno votato con i piedi. Non nel senso che hanno votato male ma nel senso che hanno deciso una direzione, seguendo il flusso. Più che discutere di leadership è importante dove si vuole andare. Con questa bella metafora Fausto Bertinotti ha spiegato il voto di sinistra a Sesto e, in generale, in tutto il paese. Questo potrebbe spiegare la rimonta del centro destra, dove, con due leader che, per un motivo o per un altro non esercitano più tanto il loro carisma quanto la loro preoccupazione verso i temi che stanno loro a cuore, la discussione su quanto fare è sempre più al centro della vita sociale. Soprattutto, questo spiega anche la scomparsa del monolite grillino, dove oramai il culto della personalità ricorda tanto quello dell’antica Roma.

É vero, l’immigrazione va controllata. Questo è uno slogan che viene ripetuto spesso e volentieri sulle pagine di questo blog. La sua applicazione si è riscontrata in Sicilia dove il sindaco uscente non trova la riconferma e si ferma addirittura al terzo posto. Nonostante le onoreficenze. Nonostante Obama.