Fede e dissenso: dalla Commedia dantesca alla “rivoluzione neoconservatrice”

Dante Alighieri democratico, rivoluzionario, eretico, socialista, alchimista, teologo, poeta-porno, umanista, fascista, cattolico, liberale, anarchico, riformatore, visionario, medievale, profeta, inventore; neoconservatore italiano

 Dopo l’assedio di Troia, l’Ulisse dantesco prosegue con la sua ciurma verso una meta indefinita per compiere il “folle volo”. All’epoca si credeva che dopo le due (immaginarie) colonne all’imbocco dello stretto di Gibilterra, finisse il mondo. Ulisse, per convincere i suoi compagni a seguirlo -chiamandoli fratelli (frati)- rivolge loro un’esortazione: «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza». Dunque, per vincere la loro paura Ulisse incita i suoi compagni, motivandoli a mettersi in gioco e a seguire la spinta della conoscenza. Se l’Ulisse mitologico è l’astuto per eccellenza, in Dante il personaggio si arricchisce di introspezione: egli diviene il simbolo della sete di conoscenza che non vuole riconoscere limiti. Nessuno degli affetti familiari, infatti, “vincer potero … l’ardore / … a divenir del mondo esperto”. La via per giungere alla conoscenza è tuttavia per Dante diversa da quella di Ulisse. La conoscenza dantesca, che si accompagna ad un’interrotta ascesa lungo l’asse dei valori morali, è una conoscenza che si sviluppa man mano che cresce il perfezionamento morale di chi aspira a realizzarla. L’elevarsi della propria moralità dà luce all’intelligenza. La colpa di Ulisse, dunque, non risiede solo nell’abilità a costruire inganni, ma nell’abuso delle possibilità, pur positive, della ragione. La curiositas, diviene energia che conduce al naufragio. Eppure Dante è commosso dalla figura del peccatore: riconosce infatti in lui un’anima nobile, seppur divorata dall’inquietudine del conoscere. Il peccato di cui l’anima si macchia è quello di curiositas. Come dirà poi Heidegger, la curiositas è soltanto il desiderio di conoscere finalizzato a se stesso, ed appartiene alla vita inautentica, in cui si cerca di colmare il vuoto con una smania di vedere e sapere, è una conoscenza superficiale che ricade solente nell’equivoco, mentre la conoscenza vera è quella che si raggiunge soltanto tramite un percorso interiore.

Crollata la fiducia nella politica, Dante decise di affidare alla Commedia il compito di contestare lo spirito del suo tempo, egli non ammetteva la separazione tra coscienza e moralità, tra etica e politica. Nell’opera Dantesca sono rintracciabili un’immensa quantità di figure retoriche, forme linguistiche e figure di carattere storico. Inoltre, la Divina Commedia offre tantissimi spunti di riflessione su tematiche ancora molto attuali. Basandosi su alcune opere, in particolare La vita nuova, Il convivio e il De vulgari eloquentia, la tesi avanzata da alcuni studiosi di Dante, potrebbe essere riassunta sinteticamente in questo modo: Dante è il fondatore della grande tradizione laica della letteratura italiana moderna, l’artefice di un grande ed epocale passaggio. Dante farebbe così, intimamente parte – e anzi ne fonderebbe alcune delle essenziali premesse – di quel processo dal quale nasce e si sviluppa la coscienza laica della cultura moderna. Le contraddizioni che caratterizzano il pensiero, le opere, la vita del padre della lingua italiana, fanno riflettere anche sulle tradizioni politiche proprie della nostra storia, europea e occidentale, perfino in merito all’idea più attuale di conservatorismo. La dottrina politica di Dante, come si vede, non è ortodossa; ma non è neppure quella di Marsilio da Padova o di Occam. Dante è un sincero cattolico, da un punto di vista religioso, ma ghibellino dal punto di vista politico, il che è contraddittorio, è un caso analogo a quello del «catto-liberale». Il paragone regge, visto che le radici dell’Europa e dell’Occidente, intese sia come radici di civiltà sia come radici culturali, sono sostanzialmente tre: quella classica, quella cristiana, quella liberale. Se Dante era un neoconservatore dei tempi andati, Il conservatore moderno è un conservatore liberale e, per praticità è possibile identificare nei neocon lo stadio attuale di evoluzione del conservatorismo mondiale. L’aspetto “liberale” non è in contraddizione con il conservatorismo. La politica conservatrice ha mantenuto nel tempo la sua connaturata ideologia di valore ma si è arricchita di elementi liberali, per cui aperta e smussata negli angoli, essa si è evoluta in una nuova forma politica adatta a governare le democrazie moderne. Questa politica si sta mostrando capace di governare gli stati, in apparente contrasto con la natura del termine, ammodernando il sistema istituzionale più di altre forme che si dicono riformiste per natura e definizione. I conservatori infatti, non sono favorevoli all’immobilismo sociale ma si dichiarano più che altro fautori di un progresso graduale che accompagni la società senza sconvolgerne le caratteristiche ed i parametri di riferimento. Il conservatore rispetta la tradizione e si difende dagli attacchi del vuoto di valori che avanza. Per lui ci sono cose da cambiare e cose da salvaguardare.

È alquanto difficile tuttavia dare una precisa definizione del conservatorismo. I contenuti culturali circa le questioni etiche sono condizionati dalle tradizioni dello Stato dove è presente il singolo partito. I Partiti “conservatori” in genere sono connotati nella destra o nel centro-destra. Sono partiti “conservatori”, di solito, quelli che pongono l’accento sui concetti di ordine sociale, patria, famiglia, fede. Sono partiti tanto liberali, quanto sociali. Nella maggior parte dei casi sono favorevoli al libero mercato, ma a volte “conservatori”. Queste contraddizioni sono dovute all’evoluzione storica del conservatorismo. Il concetto è: conservatori per le cose buone, rivoluzionari per le cose da cambiare. Infatti, in origine, i conservatori (si pensi ai Tories inglesi) erano a favore del protezionismo, osteggiavano il libero mercato e assumevano una posizione piuttosto statalista e comunitarista; in seguito, specie grazie all’apporto di leader come Margaret Thatcher e Ronald Reagan, il conservatorismo si è definitivamente riconciliato con il libero mercato, il liberismo economico e l’individualismo.

E, in tema di paragoni, sembra che il riesame storico si possa anche comparare al lavoro del politico di riferimento dell’attuale centro-destra tedesco, la neoconservatrice Angela Merkel. Come donna politica è stata paragonata all’ex Primo Ministro del Regno Unito Margaret Thatcher; vero è che alcuni si riferiscono a lei come “donna di ferro”. Oltre ad essere la prima donna cancelliere, e il più giovane cancelliere tedesco del dopoguerra, è la prima con conoscenze in scienze naturali.

In Italia, il ministro Matteo Salvini parrebbe essere il rappresentante politico del Popolo “liberale & neoconservatore” italiano.

Detto ciò, se siete di sinistra oppure fuori dagli attuali schemi della politica italiana, potrebbero andarvi bene e sembrarvi più attuali altri versi danteschi: «Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave senza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma …..».

 Arturo Di Mascio