Attualità: Passive e Sottomesse

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Si parla spesso e giustamente delle difficoltà di molte donne musulmane, per lo più, sono persone fragili, prive di un’adeguata istruzione, prigioniere del burqa, passive e sottomesse ai mariti.

Le musulmane sono esposte a numerose forme di violenza: vengono frustate in pubblico se violano il codice d’abbigliamento e lapidate se tradiscono; trattate come bestie al mercato, vengono vendute e comprate singolarmente o in blocco, come un unico “pezzo”, da dividere. Gli uomini, al contrario, hanno diritto a 4 mogli, a possedere schiavi maschi e femmine e via discorrendo.

In molti paesi musulmani le donne vivono prive di diritti e senza tutele. La discriminazione tra uomo e donna, già di per sé, costituisce un indicatore valido di illibertà di un paese, in grado di farci cogliere parte dell’essenza che sta alla base dell’ideale fondamentalista di stato e di comunità, proprio di una Repubblica Islamica. Ciliegina sulla torta di sterco musulmana è la lapidazione, pena di morte nella quale chi ne è condannato muore attraverso il lancio di pietre. I “modelli islamici” di Stato prevedono la lapidazione in applicazione della Sharia, la quale rientra nella giurisdizione di stati islamici, come Iran, Afghanistan, Arabia Saudita, Pakistan, Sudan, Nigeria, Emirati Arabi Uniti e Yemen, il cui diritto è strutturato sulla legge coranica. La follia islamica “tocca” anche l’infanzia. I bambini e le bambine sono sottoposti a qualsiasi tipo di abuso sessuale. Secondo una stima delle Nazioni Unite, nel mondo musulmano, ci sono 60 milioni di “baby-spose”, la cui età è inferiore ai 13 anni. Il marito è spesso un parente e sempre un uomo molto più anziano, il quale acquista la sua bimba da violentare, per pochi dollari, pure all’età di 6 anni.

Arturo Di Mascio