Attualità: Pace nel mondo: dialogo fra le religioni e condizione femminile

La religione può consolarci nello stesso modo in cui lo fa la musica attraverso equilibrio e armonia, per vivere in pace con se stessi e in armonia con il mondo. In questi tempi difficili, di crisi economiche e di conflitti, governi e religioni si interrogano per ritrovare nel dialogo le energie da offrire ad un mondo che spesso pare senza visioni e quindi senza futuro. Di fronte al male terribile dell’assenza di pace, di fronte all’infinita catena di lutti che reca la guerra, è sensato affermare che si può costruire la pace nel mondo attraverso il dialogo tra le religioni.

La pace nelle Scritture ebraiche e cristiane, shalom, non è soltanto un ordinario saluto; Shalom è anche uno dei nomi di Dio, shalom è l’escatologica promessa proveniente da Dio ed è l’augurio di benedizione fra gli uomini. La pace si costruisce con la conoscenza reciproca, ascoltando il modo di pensare dell’altro e avvicinandosi l’un l’altro. È un dialogo continuo tra religioni, culture, popoli che porta alla pace.

Oggi, all’interno delle società, qualche donna in più siede nei posti di rappresentanza, tuttavia, non basta. Le discriminazioni sono molto frequenti. In generale le donne hanno una minore libertà di comportamento e sono più esposte alle critiche rispetto agli uomini. Violenza sulle donne e pace restano due questioni strettamente connesse. Perché la pace non è possibile se non ci sono due condizioni fondamentali: la democrazia e la giustizia sociale.

In molti Paesi è considerato preferibile che le donne escano di casa il meno possibile. In molti Paesi musulmani le donne non possono vestirsi come desiderano e sono tenute a nascondere il corpo, e talvolta anche il viso. In Stati come lo Yemen o l’Afghanistan, le donne portano in maggioranza un velo che copre il corpo e la faccia. In Iran le donne che si tolgono il velo rischiando 10 anni di carcere.

Per giustizia deve intendersi il riconoscimento della dignità di ogni persona, i suoi diritti umani fondamentali, la libertà di ognuno, l’assenza di discriminazioni a motivo della fede, della razza, della cultura, del sesso.

Per giustizia deve intendersi il diritto di ciascuna creatura umana alla vita, alla terra, al cibo, all’acqua, ad un’educazione che la renda più pienamente consapevole di questi suoi diritti, e capace di autodeterminazione nella sua vita.

Questo bene personale presuppone il bene comune, la giustizia sociale soprattutto per i poveri, l’equilibrio sociale e la stabilità dell’ordine sociale e politico. La speranza è che l’odio che colpisce, indistintamente, vittime e carnefici, possa cessare, ma dipende dal comportamento di ciascuno di noi, dobbiamo impegnarci veramente per ristabilire la giustizia e condurci ad una situazione di pace permanente, in quanto siamo tutti figli di Dio. Shalom.

Arturo Di Mascio